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La Gonne a ruota non solo retrò

 

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Il grande ritorno della gonna a ruota sulle passerelle, nelle campagne pubblicitarie, negli editoriali di moda e in tutte le vetrine dello shopping, sembra volerci dire davvero che d’ora in poi non si potrà più fare a meno di includerla nel proprio guardaroba.

Nel nostro immaginario collettivo rimane impressa quella scena del film di Billy Wilder, 1955: “Quando la moglie è in vacanza”. L’abito bianco su base a ruota plissettata scopre scandalosamente le gambe di Marylin Monroe e rimane indissolubilmente legata alla leggenda dell’allora “donna più bella del mondo”.

 

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Dire che la gonna a ruota sia un modello solo ed esclusivamente “vintage” ereditato dagli anni del boom della moda in serie, in maniera deterministica e vincolante, sarebbe un pò troppo semplicistico e a dir poco azzardato. Sarebbe errato!

Se certamente la ruota ebbe grande impulso ebbe a partire dal 1947 con il lancio del new look ad opera dell’allora giovane stilista Christian Dior e fu poi un capo successivamente adottato in massa a partire dalla produzione di abbigliamento industriale, destinata ad essere commercializzata verso un ampio range di consumatori, bisogna rimarcare che come tutte le basi modellistiche fondamentali di abbigliamento che si rispettino la gonna a ruota ha sempre trovato una sua evoluzione nei tempi, dal primo istante in cui fu pensata come veste.

La gonna a ruota non è solo nata negli anni ’40 o giù di lì. Nessun creativo stilista o sarto che si rispetti accetterebbe mai un’affermazione del genere. Dovremmo allora risalire alle sarte dell’antichità, ai cartamodelli di Sumeri, Egizi, di Babilonia, o forse anche ad altro, al dilemma del valore del π (Pi Greco ndr). Sarebbe come dire ad un architetto che il mattone è un elemento vintage

La vera base della gonna a ruota, modellisticamente parlando, è quella tagliata sulla forma di ruota, o ruota parziale come la 1/2 ruota o i 3/4 di cerchio e via dicendo, direttamente sul tessuto. Tutto il resto è qualcos’altro che magari si avvicina a questa forma o è di sua derivazione: gonne a teli, gonne svasate, gonne vaporose arricciate, gonne a godet, gonne ampie a pieghe, derivano da basi non troppo dissimili nell’intento di creare il tipico volume svasato a godet.

Possiamo affermare che la vera gonna base a ruota si differenzia dalle altre per la sua forma più pura a cerchio, talmente pura che potremmo tranquillamente realizzarne un modello “fai da te”, pur non avendo diplomi o qualifiche da sarte o modelliste industriali, equipaggiandoci semplicemente di tessuto, forbici e macchina da cucire. Basta disegnare un cartamodello con una corona di cerchio: disegnare il cerchio interno, più piccolo, aggiungendo i giusti cm di vestibilità, sarà quello della circonferenza vita, l’altro determinerà la lunghezza della gonna, in base alla distanza perpendicolare dalla circonferenza più piccola. Le lunghezze midi sono quelle che superano il ginocchio, mentre al di sopra saranno mini.

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Essendo la ruota fondamentalmente una base classica dell’abbigliamento si presta a diversi sviluppi e realizzazioni. In base alla scelta del tessuto, più o meno scattante, più o meno leggero e fluido, e alle modifiche che si andranno a realizzare si sortiranno risultati ed effetti completamente differenti. Ad esempio, basterà creare una circonferenza vita più ampia della reale per calcolare spazio per arricciature, pieghe e via dicendo. Motivo di preoccupazione particolarmente sentito dalle donne, sia quelle dalla forma molto androgina che dalle più formose e meno slanciate, è l’idea di indossare un volume cui non sono più abituate. Le androgine e slanciate dovranno preferire le versioni più corte o lunghe e non troppo cadenti. Per le più morbide il consiglio sarà quello di preferire una gonna che appoggi liscia e piatta sul bacino senza creare ulteriore volume, a meno che non abbiano un vitino da vespa e fianchi importanti. La versione midi aiuta anche le figure meno slanciate e rende il look molto femminile lasciando scoperte le caviglie. 

Il seguitissimo brand Pinko propone per l’estate 2015, una gonna a ruota parziale, liscia sul bacino con il caratteristico ampio godet. La lunghezza corta sopra al ginocchio la rende particolarmente adatta ad un clima caldo estivo, monocroma, ideale per un look giorno, facile da comporre in un outfit contemporaneo e fresco, insieme a camicie e top.

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Amate dai designer più minimalisti, interessanti e all’avanguardia sono le gonne a ruota confezionate in tessuti tecnici o sostenuti. Questi tessuti mandano nel totale oblio la tipica gonna ruota old-style, rivisitando una base modellistica assolutamente imprescindibile nel campo dell’abbigliamento, suggerendo un’aria ultra-moderna e essenziale. L’importanza nella scelta del materiale e del tessuto da parte dello stilista qui si esplica al 100%. La struttura della gonna diventa più sostenuta e strutturata, anziché cadente e fluttuante, generando un effetto plastico totalmente nuovo e differente.

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Tra gli stilisti di riferimento più recentemente antesignani di questo forte trend è da segnalare la seguitissima Stella Jean. Designer italiana di origine creola haitiana, si è fatta notare per il suo métissage, per la sua abilità di tradurre mondi e culture agli antipodi, in una moda originata da alta sartorialità e inaspettate fusioni stilistiche.  Nella Collezione PE2015, bellissimi i disegni e le stampe su base bianca o colorata, per una proposta di linea a ruota voluminosa. La vita arricciata crea un volume importante dall’effetto a campana.

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Non solo retrò, quindi, non solo pin-up e old-style, per le gonne a cerchio o porzione di cerchio che invadono le vetrine dello shopping, ma anche effetti metalizzati, futuristici, nuovi. E’ il caso della ruota intera su tessuto monocromo lucente proposta dallo stilista napoletano emergente Domenico Cioffi.

Può, dunque, una base modellistica fondamentale come la ruota essere considerata solo retrò? No.

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