Fiorucci

Elio Fiorucci vola tra i suoi angeli: lutto nel mondo della Moda Italiana

Il mondo del Fashion Italiano, quello con la “I”maiuscola, é in lutto. Ė passato a miglior vita l’amorevole Elio Fiorucci.

Elio Fiorucci é stato uno straordinario creativo! che ci ha aperto gli occhi sul mondo, che ha cambiato i connotati alle mere consuetudini, in un periodo in cui non tutti potevano permettersi di viaggiare.

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In un periodo in cui non esistevano i voli low-cost e non era cosí “normale” ed “ovvio” essersi fatti un giro in Camdent Town o in People Square(ndr).

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Sin dagli esordi sperimentali, legati a quelle poche paia di ciabatte commercializzate presso l’attività paterna e che lui aveva trasformato applicandoci i “fiorucci”, l’allora giovane Elio si dimostrò un personaggio scaltro e intraprendente.

Finí per poi lanciare il suo personale brand, partendo proprio dalle ciabatte, non prima di aver fatto una chiacchierata con una fashion editor di Amica.

Un personaggio che proveniva da una famiglia numerosa, penultimo di 5 fratelli e “purtroppo”, per il padre preoccupato per il suo avvenire, per niente secchione! Si vede che Elio aveva ben altro a cui pensare, dato che é riuscito poi a creare un impero nell’ambito della Moda pop e casual e in quello del life-style, concetto da lui “importato”, dal food all’home, con un’espansione costante e di successo, una carriera brillante e mondana, durata più di trent’anni.

Nel ’67 il primo negozio Fiorucci inaugurava in Galleria Passarella a Milano, con un testimonial d’eccezione, un Adriano Celentano che vi approdava nella Cadillac Rosa. L’intuizione e la motivazione fu quella di portare le novità dall’estero, dai centri di tendenza: London e New York, tutte le hit londinesi e statunitensi, in diretta da Carnaby Street e NY, sino a Milano.

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Fu così che gli italiani cominciarono a pensare ad un nuovo concetto, quello di life-style.

Eccolo in uno scatto con la magica Vivienne Westwood, donna dal life-style piuttosto punk!

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Negli anni 70 aveva aperto i negozi monomarca nella Grande Mela, New York e nella Londra pop, ispirandosi alla street-life di King’s Road.

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Il suo connubio con le arti, tra cui la musica, la sua ammirazione per uno stile pop colorato, allegro e trasgressivo, lo avevano reso non solo popolare, ma amico, promotore e collaboratore degli artisti pop per eccellenza come Keith Haring e Andy Warhol. Tanto da essere definito nel fashion system: lo stilista pop.

A Londra, Andy ne fece negozio di riferimento per la diffusione del suo magazine Interview, mentre Keith rivoluzionò lo store Fiorucci, tappezzandolo delle sue opere e trasformandolo in una galleria d’Arte nel periodo del graffitismo.

I negozi Fiorucci furono tra i primi concept-store ad aprire in Italia. L’ispirazione venne da una donna, quella che aprì lo store Biba in London: la figlia virtuosa e lungimirante dell’ambasciatore polacco, Barbara Hulanicki. Arte, Design, Moda e Food, convivevano nei diversi angoli, i cosiddetti corner, dello stesso negozio.

foto-testo eb5e75b1a0dd1afd4cb9eac5c313d5a2Il negozio multi-department store di Fiorucci in Milano a San Babila, é ricordato da tutti come la prima esperienza di negozio multi prodotto. Esperienza di un range di offerta che va dall’abbigliamento ai gadget, dalle curiosità al food, in un’atmosfera allora molto innovativa, allietata da musiche, profumi, come in un nuovo parco urbano dell’intrattenimento.

Nasceva quindi un nuovo modo di vivere lo shopping.

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Promotore in Italia dell’ampia gamma di jeans, tra i quali jeans stretch, Fiorucci, giá affermatosi a livello internazionale a partire dai ’70, con estimatori del jet-set mondiale del calibro di Madonna, Margaux Hemingway, Grace Jones e Bianca Jagger, aveva portato negli anni ’80 quella freschezza giovanile, con quella grafica colorata un po’ pazza, un po’ fluo e perfetta, che fu tanto amata dai teen-ager e dai globe-trotter e in seguito dai figli dell’Italia bene e della borghesia: i paninari.

La felpa Fiorucci diventò quindi anche un simbolo di status sociale. 

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1000 progetti sono stati realizzati da e con Fiorucci:

Fu il primo a creare un accordo con la Dupont per creare il tessuto jeans stretch fatto dal mix di Lycra Dupont e Denim….

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Fu il primo brand a firmare una linea di occhiali e a stravolgere la carrozzeria di un auto col colore, nella fattispecie per Alfa Romeo…

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Persino i contemporanei allestimenti colorati e allegri, in stile Hawaiano, per i sedili degli aeromobili di EuroFly sono ad opera del Fiorucci Design Office.

Ricordiamo le sue più recenti T-Art, linee di t-shirt artistiche divenute must in tutto il mondo.

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Oltre a questa idea di voler colorare il mondo, la coscienza etica maturata in Elio Fiorucci lo ha portato a sviluppare progetti come la “Love Therapy” nel 2003, linea dedicata per felpe, abiti, t-shirt e jeanseria e successivamente a partecipare attivamente come garante al Manifesto “La coscienza degli animali”, nel 2011.

Divenuto vegetariano per scelta, ha sostenuto successivamente progetti animalisti e naturalisti, legati al WWF, alla difesa della foresta amazzonica e degli animali.

Sempre naturalmente sensibile allo spirito del tempo, Elio ci ha lasciati ieri 20 Luglio 2015, con la stessa naturalezza con cui ci ha guidati nel suo mondo variopinto e gaio.

Nessuno se lo aspettava. Godeva di buona salute.
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Con enorme cordoglio, diciamo “buon viaggio” ad un uomo straordinario, creativo, innovativo e intraprendente che ricordiamo attorniato dai suoi colori pop neon e dai personaggi che lo hanno ispirato.

…con quel leggiadro sorriso stampato in viso.

Ciao Elio!

 

 

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La Gonne a ruota non solo retrò

 

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Il grande ritorno della gonna a ruota sulle passerelle, nelle campagne pubblicitarie, negli editoriali di moda e in tutte le vetrine dello shopping, sembra volerci dire davvero che d’ora in poi non si potrà più fare a meno di includerla nel proprio guardaroba.

Nel nostro immaginario collettivo rimane impressa quella scena del film di Billy Wilder, 1955: “Quando la moglie è in vacanza”. L’abito bianco su base a ruota plissettata scopre scandalosamente le gambe di Marylin Monroe e rimane indissolubilmente legata alla leggenda dell’allora “donna più bella del mondo”.

 

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Dire che la gonna a ruota sia un modello solo ed esclusivamente “vintage” ereditato dagli anni del boom della moda in serie, in maniera deterministica e vincolante, sarebbe un pò troppo semplicistico e a dir poco azzardato. Sarebbe errato!

Se certamente la ruota ebbe grande impulso ebbe a partire dal 1947 con il lancio del new look ad opera dell’allora giovane stilista Christian Dior e fu poi un capo successivamente adottato in massa a partire dalla produzione di abbigliamento industriale, destinata ad essere commercializzata verso un ampio range di consumatori, bisogna rimarcare che come tutte le basi modellistiche fondamentali di abbigliamento che si rispettino la gonna a ruota ha sempre trovato una sua evoluzione nei tempi, dal primo istante in cui fu pensata come veste.

La gonna a ruota non è solo nata negli anni ’40 o giù di lì. Nessun creativo stilista o sarto che si rispetti accetterebbe mai un’affermazione del genere. Dovremmo allora risalire alle sarte dell’antichità, ai cartamodelli di Sumeri, Egizi, di Babilonia, o forse anche ad altro, al dilemma del valore del π (Pi Greco ndr). Sarebbe come dire ad un architetto che il mattone è un elemento vintage

La vera base della gonna a ruota, modellisticamente parlando, è quella tagliata sulla forma di ruota, o ruota parziale come la 1/2 ruota o i 3/4 di cerchio e via dicendo, direttamente sul tessuto. Tutto il resto è qualcos’altro che magari si avvicina a questa forma o è di sua derivazione: gonne a teli, gonne svasate, gonne vaporose arricciate, gonne a godet, gonne ampie a pieghe, derivano da basi non troppo dissimili nell’intento di creare il tipico volume svasato a godet.

Possiamo affermare che la vera gonna base a ruota si differenzia dalle altre per la sua forma più pura a cerchio, talmente pura che potremmo tranquillamente realizzarne un modello “fai da te”, pur non avendo diplomi o qualifiche da sarte o modelliste industriali, equipaggiandoci semplicemente di tessuto, forbici e macchina da cucire. Basta disegnare un cartamodello con una corona di cerchio: disegnare il cerchio interno, più piccolo, aggiungendo i giusti cm di vestibilità, sarà quello della circonferenza vita, l’altro determinerà la lunghezza della gonna, in base alla distanza perpendicolare dalla circonferenza più piccola. Le lunghezze midi sono quelle che superano il ginocchio, mentre al di sopra saranno mini.

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Essendo la ruota fondamentalmente una base classica dell’abbigliamento si presta a diversi sviluppi e realizzazioni. In base alla scelta del tessuto, più o meno scattante, più o meno leggero e fluido, e alle modifiche che si andranno a realizzare si sortiranno risultati ed effetti completamente differenti. Ad esempio, basterà creare una circonferenza vita più ampia della reale per calcolare spazio per arricciature, pieghe e via dicendo. Motivo di preoccupazione particolarmente sentito dalle donne, sia quelle dalla forma molto androgina che dalle più formose e meno slanciate, è l’idea di indossare un volume cui non sono più abituate. Le androgine e slanciate dovranno preferire le versioni più corte o lunghe e non troppo cadenti. Per le più morbide il consiglio sarà quello di preferire una gonna che appoggi liscia e piatta sul bacino senza creare ulteriore volume, a meno che non abbiano un vitino da vespa e fianchi importanti. La versione midi aiuta anche le figure meno slanciate e rende il look molto femminile lasciando scoperte le caviglie. 

Il seguitissimo brand Pinko propone per l’estate 2015, una gonna a ruota parziale, liscia sul bacino con il caratteristico ampio godet. La lunghezza corta sopra al ginocchio la rende particolarmente adatta ad un clima caldo estivo, monocroma, ideale per un look giorno, facile da comporre in un outfit contemporaneo e fresco, insieme a camicie e top.

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Amate dai designer più minimalisti, interessanti e all’avanguardia sono le gonne a ruota confezionate in tessuti tecnici o sostenuti. Questi tessuti mandano nel totale oblio la tipica gonna ruota old-style, rivisitando una base modellistica assolutamente imprescindibile nel campo dell’abbigliamento, suggerendo un’aria ultra-moderna e essenziale. L’importanza nella scelta del materiale e del tessuto da parte dello stilista qui si esplica al 100%. La struttura della gonna diventa più sostenuta e strutturata, anziché cadente e fluttuante, generando un effetto plastico totalmente nuovo e differente.

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Tra gli stilisti di riferimento più recentemente antesignani di questo forte trend è da segnalare la seguitissima Stella Jean. Designer italiana di origine creola haitiana, si è fatta notare per il suo métissage, per la sua abilità di tradurre mondi e culture agli antipodi, in una moda originata da alta sartorialità e inaspettate fusioni stilistiche.  Nella Collezione PE2015, bellissimi i disegni e le stampe su base bianca o colorata, per una proposta di linea a ruota voluminosa. La vita arricciata crea un volume importante dall’effetto a campana.

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Non solo retrò, quindi, non solo pin-up e old-style, per le gonne a cerchio o porzione di cerchio che invadono le vetrine dello shopping, ma anche effetti metalizzati, futuristici, nuovi. E’ il caso della ruota intera su tessuto monocromo lucente proposta dallo stilista napoletano emergente Domenico Cioffi.

Può, dunque, una base modellistica fondamentale come la ruota essere considerata solo retrò? No.

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